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Lefkada
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Provincia di Lefkada

Le località più suggestive da visitare obbligatoriamente durante un soggiorno a Lefkada sono:

Ghira: una stretta fascia di sabbia bianca lunga 7 Km, che costeggia la laguna nella zona nord dell’ isola, formando un paesaggio di ineguagliabile bellezza. Inizia grosso modo dietro al castello di Aghia Mavra, creando appunto l’ Ammoglossa (Lingua di sabbia) per giungere fino all’altra estremità, oltre la città. 
 

La laguna nella
città di Lefkada

La laguna nella città di Lefkada e la laguna degli Stretti: paesaggi naturali di particolare bellezza; queste lagune sono state inserite nella rete ΝΑTURA 2000 come zone protette di particolare importanza ecologica. La zona lagunare della città di Lefkada presenta grande interesse essendo anche una tappa del viaggio degli uccelli migratori, motivo per cui è stata caratterizzata idrobiotopo di importanza internazionale nel contesto della convenzione di RAMSAR. Qua si incontrano molte specie di uccelli rari, come cigni, aironi, pavoncelle, varie specie di gabbiani, anatre e oche. Sulla laguna si installano i vivai, itticolture con reticolati speciali di canne, dove i pesci vivono e crescono nel loro habitat naturale. 



L’ uliveto: a nord della città di Lefkada si estende l’ uliveto, con ulivi ultrasecolari. Quando i turchi arrivarono sull’ isola per la prima volta, esistevano già circa 8500 ulivi, sia nella campagna alla periferia della città di Lefkada che nei paesi di Apolpena, Frini e Aghios Nikitas. Quando tornarono i veneziani nel 1684, sancirono una legge in base alla quale era obbligatorio piantare gli ulivi. In questo modo i veneziani, da un lato, vollero rimediare al danno provocato agli abitanti distruggendo l’attività marittima e il commercio, trasferendo la città lontano dal castello ed imponendo tributi gravosi; dall’altro lato, la sostituzione dei cereali, che fino allora venivano seminati nei campi, con gli ulivi relegava gli abitanti ad uno stato di inferiorità, essendo costretti a rifornirsi di grano dai veneziani stessi, che così controllavano i loro sudditi.

Pefkoulia: Dopo il paese di Tsoukalades, lungo la strada che porta ad Aghios Nikitas gli ulivi sono stati rimpiazzati da un pineto, chiamato Pefkoulia, che ricopre tutta questa zona, spingendosi quasi fino al mare, sulla riva dell’ omonima spiaggia sabbiosa.

Le saline: Sull’ altro lato verso oriente, uscendo dalla città di Lefkada la strada passa dalle vecchie saline. Sono inattive dal 1947, ma insieme alle saline di Alexandros, che si trovano vicino all’ ormeggio di Drepanos, sono protagoniste di una pagina importante della storia del luogo che deve essere salvaguardata. Le prime saline furono costruite dai franchi, e precisamente dalla famiglia dei Tocco agli inizi del 15° secolo ed occupavano un’estensione di 50 ettari; comprendevano 26 vasche per l’ evaporazione e la precipitazione del sale. Durante l’ occupazione dei veneziani, queste saline rifornivano di sale il mercato di Venezia e da Venezia il sale veniva distribuito a tutti i mercati dell’Italia settentrionale e dell’ Europa centrale. Le seconde saline furono create dai veneziani di Morosini nel 1684 su una superficie di 50 ettari, con 34 vasche. Le saline di Lefkada producevano grandi quantità di sale di ottima qualità: protette dalle onde marine, si trovavano in aree aperte e soleggiate per molte ore al giorno, avvantaggiate anche dalla siccità dell’estate. L’ acqua marina evaporava velocemente e lasciava il sale in fondo alle vasche, dove rimaneva alcuni giorni per essere poi insaccato e trasportato manualmente dagli operai e dalle operaie, che depositavano i sacchi in enorme ammasso centrale. Da qua il sale veniva sottoposto alla lavorazione e raccolto verso la fine di agosto. Era un lavoro duro ed antigienico, soprattutto per le operaie che trasportavano a piedi nudi 25 o 30 chili per volta.

Il bosco sulla collina Skari: una vera meraviglia della natura. In questo bosco crescono rare specie di piante, fra cui un genere quasi irreperibile di rovere. In base a testimonianze attendibili, il pascià turco Ahmet si era impossessato di questo bosco durante l’occupazione turca, per poi venderlo ad una cifra irrisoria al convento di Aghios Gheorghios a Skari.